La Storia

La Casatella Trevigiana nasce in “casa” dei contadini…
Nella pianura trevigiana una parte dei terreni agricoli è stata, fin da tempi remoti, destinata a produrre l’erba sia allo stato verde che affienato per l’alimentazione del bestiame. Date le dimensioni modeste delle aziende agricole di un tempo, fatto che ancor oggi caratterizza ampi territori del trevigiano, il bestiame veniva utilizzato sia per produrre lavoro, carne e latte, sia per la riproduzione e per il letame.
Il latte prodotto, se eccedente ai normali fabbisogni della famiglia contadina, veniva trasformato in burro, formaggi, ricotta, direttamente in azienda attraverso metodi caseari artigianali, oppure consegnato alle tante latterie turnarie o cooperative esistenti in ogni paese.
Nella famiglia contadina il lavoro della produzione del formaggio era solitamente demandato alle donne, data la grande cura che mettevano nel ricavare dalle limitate disponibilità alimentari semplici e prelibate pietanze per l’intera famiglia.
Accanto a formaggi a più lunga stagionatura veniva prodotto un formaggio molle, non cotto, a rapida maturazione e subito pronto al consumo che prendeva il nome di “Casata” o “Casatela”, termine di origine tutta veneta: cioè “Casata” variazione di “Casada”, intendendo questo formaggio preparato in “Casa” dalle famiglie contadine. A conferma di ciò, ancor oggi in dialetto trevigiano è detto “de casada” un prodotto (pane, salume, polenta ecc..) ottenuto in ambito familiare e come tale considerato genuino e salutare.
D’altra parte i venditori di Casatella Trevigiana un tempo erano chiamati “casolini”, denominazione che poi ha assunto un significato più ampio indicante i negozianti di prodotti alimentari.
Questo tipo di formaggio era chiamato anche “formajela”, con riferimento alla forma, lo stampo cilindrico in cui la cagliata veniva messa per separarla dal siero.

Anche i raffinati veneziani degustano Casatella Trevigiana
Le prime testimonianze scritte che comprovano l’esistenza di questo prelibato formaggio nell’entroterra della repubblica veneziana risalgono al diciassettesimo secolo.
Già nel lontano seicento infatti un poeta veneziano, in una delle “satire veneziane”, il cui testo fu stampato a Venezia nel 1671, esalta la “schiettezza del viver primo” e parla di alimenti semplici e genuini di puro latte di vacca come “recote e formagiele, cibi da licarse i dei…”. Le formagiele sono inoltre citate nel 1789, anno in cui furono incluse tra i doni fatti dal doge all’arte dei “fruttajuoli” i quali in quell’anno regalarono al nuovo doge il primo agosto successivo alla sua nomina 480 meloni. In quell’anno il doge Ludovico Manin contraccambiò con diversi prodotti agricoli, tra cui 24 “formagiele”.

La Casatella trevigiana contro la fame dei tempi più duri
Quello lavorato nelle famiglie era formaggio di aspetto difforme in relazione alla metodologia usata e ai quantitativi di latte disponibili, talvolta provenienti da stalle diverse. Le forme variavano in peso, nella consistenza della pasta, nella durata della maturazione, nel tenore di grasso e nel sapore.
Nelle famiglie contadine più povere, quelle con non più di una o due mucche, nel periodo della crisi di fine ‘800, la padrona di casa preparava il formaggio con il poco latte sottratto all’alimentazione giornaliera della famiglia, e nel caso in cui non fosse sufficiente per fare il formaggio, veniva chiesto in prestito dalla famiglia vicina, per poi essere ricambiato. Tale esempio di primitiva cooperazione era conosciuto col nome di “prestanza del latte”.
La Casatella Trevigiana sovente costituiva l’unico “companatico”, accompagnato con la polenta. La Casatella Trevigiana migliore era quella prodotta nel periodo invernale, perché le vacche alimentate con foraggio secco producevano un latte più grasso e quindi più adatto alla produzione di formaggi molli.